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Etiopia. I cristiani delle origini E-mail
Scritto da Jennifer Schwarz   
Venerdì 20 Luglio 2012 00:00
Indice
Etiopia. I cristiani delle origini
Una democrazia etnica complessa
Una immensa letteratura apocrifa
Consòlati con l'amore
Hailé Selassié cugino del Cristo
Galleria fotografica
Tutte le pagine

002 Etiopia 1

Etiopia, culla di una delle più vecchie Chiese d'Africa, queste «terre alte così vicine al cielo» accolgono dal IV secolo una fede fondata su racconti leggendari e riti immutabili.

Quando sua figlia si ammala, Zegeyech non va dal medico. Se la mette sulle spalle e cammina per ore intere fino al monastero più vicino. Per scongiurare « la mala sorte » gettata sulla bambina, il monaco la asperge di acqua benedetta e consiglia a Zegeyech di fargliene bere fin tanto che i disturbi permangano. E ogni mattina si reca in una chiesa, alla periferia di Bahar Dar, come ne esistono migliaia qui, circolare, con il tetto di paglia sostenuto da una dozzina di pilastri e sormontata da una grande croce. Muri di argilla, tre larghe porte - a nord, a ovest e a sud - che conducono al santo dei santi: un santuario provvisto di una tenda che nasconde il clero alla vista dei fedeli durante certe parti della liturgia.

Ma Zegeyech raramente ha il coraggio di avvicinarsi. Comunicarsi durante la messa? Non ci pensa neppure, tanto è difficile da raggiungersi il grado di purità necessario: «le prescrizioni ereditate dell'Antico Testamento sono talmente numerose». Allora si siede per terra a una cinquantina di meri di distanza, dà da bere alla figlia acqua benedetta e prega. Intorno a lei si incontrano altre storie, altri mali da calmare; alcune figure sembrano errare da anni intorno a questa capanne dal tetto di lamiera da cui talora spunta l'ombra di un prete. Nascosta in mezzo ai campi, nelle vicinanze di un piccolo cimitero, una strana scuola, ai margini del sistema educativo di Stato, senza lavagne né aule, senza sedie né scrittoi. Alcuni bambini delle campagne più remote abitano là per due o tre anni, in capanne minuscole, e vanno mendicando per vivere fino ad aver imparato a memoria le minime sfumature delle melodie sacre composte da san Yared, un prete del VI secolo.

Quali che siano gli sforzi che facciano, i viaggiatori europei sono completamente sbalorditi quando scoprono l'Etiopia cristiana (30% della popolazione). Arrivando ad Axum o a Lalibela, un corteo di bambini coperti di stracci, sandali di plastica o a piedi nudi, armati di croci di fortuna, si attacca al gruppo appena sceso dall'autobus. Ci si apre una strada fra i ragazzini, e distribuendo macchinalmente matite e quaderni. Ma quello che disorienta non è la povertà legata al sotto sviluppo di questo paese rurale al più dell'80%. Essi avevano pagato il biglietto per visitare l'Etiopia cristiana, la loro cugina ortodossa: quello specchio lusinghiero, quel lontano paese di Africa, che ha resistito eroicamente all'Islam e ha saputo per tanti secoli rimanere uno Stato cristiano sovrano.



Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Luglio 2012 22:09
 
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