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Meteore ed i monasteri "sospesi" E-mail
Scritto da Marisa Uberti   
Lunedì 08 Ottobre 2012 00:00
Indice
Meteore ed i monasteri "sospesi"
Caratteristiche di una chiesa ortodossa
Monastero di Varlaam
Monastero di Santo Stefano
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Bibliografia
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meteore 1

Eccoci in Tessaglia, una regione posta nell'area nord-occidentale della Grecia. Un luogo unico nel suo genere, caratterizzato da vertiginosi torrioni naturali di conglomerati e arenarie a strapiombo; rocce nude, dalle pareti erose e levigate, la cui origine è ancora oggi un mistero per i geologi ma, ancora più affascinante, è il fatto che sulla cima spianata di queste alture si sono insediati, da epoche antiche, numerosi monasteri ortodossi, nel più completo isolamento. Sono oggi molto visitati e nei paesi adagiati ai piedi delle 'Meteore' (Calambaca [1] e Castraki) sono sorte strutture ricettive di diverso tipo per accogliere i turisti e i pellegrini. Il concentrato di conventi ortodossi in un'area naturale così particolare e incontaminata è unico in tutto il mondo e fa sì che questa località sia stata inserita nell'elenco del Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco. Si pensi che Meteore è il secondo più importante raggruppamento di monasteri greci, preceduto solo dal complesso del Monte Athos (che non accetta ancora la visita di donne).

Il toponimo 'Meteora' significa "sospeso in aria" ed effettivamente il visitatore che si trova a percorrere questo territorio, ha l'impressione che quelle quasi invisibili costruzioni lassù in alto, siano più vicine al cielo che alla terra. Pare che sia stato il monaco Atanasio (proveniente dal monte Athos nel XIV secolo d.C.) a dare il nome 'Meteoro' all'enorme roccia che faceva da base al monastero che qui egli fondò, la Gran Meteora, oggi noto come convento della Trasfigurazione o Metamorfosis.

meteore cavita rocciaCertamente i primi abitatori delle rocce sono da far risalire a prima del X secolo d.C. Furono degli asceti in cerca di un contatto con il divino, nella pace e nella solitudine. Negazione del mondo, meditazione spirituale e preghiera doveva essere il loro unico obiettivo esistenziale. Essi si annidarono probabilmente nelle numerose cavità che ancora si possono vedere lungo le pareti delle rocce meteoriche, creando accanto a loro dei piccoli spazi chiamati "Prossefchadia" (posti di preghiera), accompagnati soltanto da antichi testi religiosi ortodossi. [...]

In seguito ad un progressivo aggregarsi degli eremiti in comunità, per esigenze cultuali, nacque il primo Eremitaggio a Dupiani (attorno all'anno Mille) che visse un periodo di tranquillità per due-tre secoli fino a che venne sconvolto da continue incursioni belliche da parte di Franchi, Serbi, Catalani, Albanesi e Turchi, con l'intento di conquistare la fertile pianura della Tessaglia. E' a questo punto (1334) che Atanasio, perseguitato dai corsari sul Monte Athos, giunse alle Meteore, con il padre spirituale Gregorio, svolgendo vita eremitica per dieci anni; nel 1344, con 14 monaci, arrivò alla "Platis Lithos" (Pietra Larga), a 613 metri di altitudine, iniziando la creazione di un monastero organizzato sul rigoroso modello di Aghion Oros (Monte Santo o Athos, appunto). A questa figura ascetica esemplare, si deve l'organizzazione della regole e delle condizioni di vita che tutti i monaci dovevano seguire; nacque uno Stato Teocratico. Sorsero molti monasteri, tutti sulla sommità delle rocce, per essere al riparo da ogni incursione. L'accessibilità dei siti era infatti interdetta meteore vecchio sistema carrupola accesso monasteroa chiunque; i monaci usavano sistemi del tutto particolari e rischiosi per calarsi e issarsi nei loro conventi (reti di corde movimentate da argani o sistemi di scale di corda removibili). Tutto ciò è rimasto in uso fino a tempi recenti ma oggi è agevole raggiungere gli edifici 'sospesi' attraverso scale intagliate nella roccia e ponti di collegamento che oltrepassano gli strapiombi.

Grazie ad aiuti e donazioni, questo Stato Teocratico visse momenti di splendore, che si possono ravvisare nelle magnifiche decorazioni ad affresco delle chiese dei monasteri e nelle loro suppellettili (visibili in alcuni musei di cui i conventi più grandi sono dotati). Con il tempo, la situazione cambiò e arrivò un periodo di decadenza. Dei 24 monasteri originari, ne rimangono soltanto sei (Convento Varlaam, Convento Megalo Meteoro o Metamorfosis, noto come Trasfigurazione, Convento di Santo Stefanos, Convento di Nicolaos Anapafsas (San Nicola del Riposo), Convento Russanu, Convento della Santa Trinità), ed uno è chiuso (Convento Ipapantis o della Purificazione). Gli altri giacciono in rovina o sono addirittura scomparsi.

Si può immaginare quale centro di cultura fosse questo concentrato di conventi isolatissimi. E' cosa nota che nelle teche e nelle biblioteche dei monasteri delle Meteore esista una delle riserve spirituali e artistiche più preziose della cultura greco-ortodossa; reperti salvati dai saccheggi e dalle distruzioni e recuperati dai conventi scomparsi. Si conservano 1124 Codici. Durante la dominazione Turca, nei monasteri delle Meteore si è salvato l'ellenismo, grazie a scuole nascoste per la conservazione della lingua greca; ma qui vi si rifugiarono anche i greci perseguitati e venne dato supporto ai rivoluzionari per l'indipendenza. A tal motivo diversi conventi vennero incendiati e distrutti e molti monaci vennero uccisi.

I monasteri sono sottoposti ad un Igùmeno (Frate Priore) e, in quelli femminili, alla Egùmena (Sorella Priore), che esercitano la sorveglianza spirituale [...] (Nota di redazione: i monasteri sono sottoposti alla giurisdizione del Patriarcato di Costantinopoli). I monaci eseguono molteplici attività artigianali ancora oggi; gli introiti del lavoro e delle visite vengono elargiti in opere di beneficenza perché non agiscono a scopo di lucro.

Salendo per la strada dei conventi, di fronte a Castraki, si trovano alcune terrificanti cavità nelle rocce, che recano ancora dei residui di pali: si tratta - secondo una tradizione - di prigioni di monaci, che stavano in una sorta di 'esilio' dopo aver trasgredito alle severe regole del monachesimo ortodosso. Moltissimi misteri si annidano nel silenzio delle gigantesche torri che la natura ha creato su questa terra, chissà quanti 'due passi' bisognerebbe fare per scoprirli! Dalle guide sappiamo tuttavia che esistono chiese talmente ben nascoste che per un visitatore comune è impossibile arrivarvi. E' il caso della piccola chiesa di San Giorgio Mandilas, a Dupiani, nei pressi del vecchio 'Kiriacò' (Eremitaggio di Staghì), dove esiste anche un'altra chiesa un po' più grandina. L'edificio è incassato in alto, in una piccola grotta ed è assai pericoloso raggiungerla, se non si è uno scalatore. Il toponimo 'Mandilas' proviene dall'usanza che hanno i locali di andarvi a stendere dei fazzoletti colorati di svariate forme, che spiccano sulle rocce grigie. Questo singolare 'rito' si svolge annualmente nella festa di San Giorgio: alcuni abitanti coraggiosi salgono alla caverna (rischiando la vita) per accendere una candela sotto l'icona del santo, lo pregano e, prima di ridiscendere, lasciano un fazzoletto colorato come segno di riconoscenza di essere riusciti anzitutto nell'impresa (!) e poi come offerta votiva. E' probabile che le popolazioni locali si sentano anche protette dai loro colossi di pietra, che vigilano imperituramente sulle loro case e sulle loro vite.



Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Ottobre 2012 11:47
 
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