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Filocalia significa.... E-mail
Scritto da Olivier Clément   
Lunedì 22 Ottobre 2012 00:00
Indice
Filocalia significa....
I testi
La via
La pratica (pràxis)
La contemplazione della natura (physikè theorìa)
La deificazione (théosis)
Destino della "Filocalia"
Tutte le pagine

Cristo Pantocratore del Monastero di Santa Caterina nel Sinai2


© Filocalia significa 'amore per la bellezza", o anche, più banalmente, florilegio, antologia. La bellezza in questione è quella di Dio, che si riflette nella creazione, sebbene le forze del nulla, con la nostra complicità, deturpino in parte il creato. Lo scopo dei testi filocalici è di aiutarci, in Cristo, a liberare ogni bellezza. Possiamo così capire la definizione di Dionigi l'Areopagita: la bellezza “suscita ogni comunione". Per questo padre André Scrima ha potuto affermare che il genio dell'ortodossia è “filocalico".

Ogni raccolta di testi spirituali destinata a favorire e interiorizzare la preghiera è una piccola filocalia. Ciascuno può così comporre la propria. Ma certe grandi filocalie sono state veri e propri eventi che hanno segnato la storia della chiesa. Fu così che Basilio il Grande e Gregorio il Teologo nel IV secolo salvarono, facendone una filocalia", i più bei testi di Origene, il cui sistema di pensiero era sempre più contestato. Analoghe, seppur più brevi, presentazioni di questo tipo appaiono anche nel periodo propriamente bizantino, come ad esempio il Trattato sulla sobrietà e sulla custodia del cuore' di Niceforo l'Esicasta. Quella, tuttavia, che ha finito per essere riconosciuta come la "filocalia" per antonomasia, è la grande Filocalia greca, pubblicata a Venezia (lontano dai vincoli dell'Impero ottomano) nel 1782. Il solo autore non di lingua greca in essa è Giovanni Cassiano che è tuttavia tradotto.

La grande Filocalia è uno dei frutti, nonché uno degli strumenti, di quel rinnovamento spirituale che, negli ultimi decenni del XVIII secolo, strappò la chiesa ortodossa alla decadenza e la rese capace di affrontare i tempi nuovi dell'Europa dei "Lumi". in Grecia, grazie al messaggio e all'azione di Cosma Etolo; in Russia, con la spiritualità già dostoievskiana di Tichon di Zadonsk e il moltiplicarsi dei gruppi di preghiera femminili; nei paesi romeni, che servivano da rifugio ai monaci russi e ucraini più contemplativi, mediante l'irraggiamento dello starec Basilio di Poiana Màrului. La decadenza a cui alludo è quella evidenziata dallo scisma e dalle sette nella chiesa russa, il cui patriarcato era stato soppresso da Pietro il Grande; quella favorita dal dominio della Porta sul patriarcato ecumenico e dei pascià sull'episcopato, spesso forzato alla simonia; quella prodotta dall'oblio, nei monasteri, dei testi fondatori della vita spirituale... Il rinnovamento spirituale che contrastò tale decadenza avvenne grazie alla ripresa di una teologia e di una vita sacramentale fedeli alla tradizione. E' a tal fine che i curatori della Filocalia, Macario (Notaras), già metropolita di Corinto, e Nicodemo l'Aghiorita (cioè della Santa Montagna, l'Athos) pubblicarono un'opera molto documentata che raccomandava una pratica regolare della comunione e che criticava il rito ad essa sostitutivo costituito dalla consumazione domenicale delle collive, i dolci per i morti (fu la celebre disputa dei "collivadi", che infuriò per molto tempo all'Athos).

Nicodemo aveva iniziato a pubblicare a Vienna le opere di Gregorio Palamas e di Simeone il Nuovo Teologo, ma tutti i volumi che aveva stampato furono distrutti da un incendio, senza dubbio doloso. I due amici si dedicarono allora alla Filocalia. Essa apparve senza complicazioni con il titolo: Filocalia dei santi padri neptici compilata a partire dai nostri padri santi e teofori, nella quale, attraverso la pratica (pràxis) e la contemplazione (theorìa) della filosofia morale, l'intelletto è purificato, illuminato e reso perfetto.

Corretta con grandissima cura e stampata ora a spese del molto onorevole e molto amato da Dio signor Giovanni Maurokordatos per l'utilità comune degli ortodossi (Venezia 1782, nella stamperia di Antonio Bortoli). Spieghiamo qualche termine:

  • neptico: che si dedica alla népsis, attenzione, vigilanza, veglia;

  • filosofia morale: sapienza spirituale;

  • intelletto: in greco nous, l'organo della contemplazione;

  • Giovanni Maurokordatos: un signore romeno, forse il figlio di un principe moldavo. I romeni, che avevano salvaguardato una certa autonomia, furono i principali benefattori dei monaci dell'Athos e dei luoghi santi.

Macario e Nicodemo ricoprirono ruoli differenti ma ugualmente importanti nella genesi della Filocalia. Il primo ricercò, scoprì e scelse i testi in base alla loro qualità, il secondo redasse le introduzioni e l'importante prefazione. Quello che la Filocalia vuole riproporre in modo aggiornato, forse per adattare la tradizione ai tempi nuovi, attraverso la divulgazione di ciò che, pur non essendo segreto, restava coperto da grande discrezione, è la tradizione esicasta (dal greco hesychia: pace, silenzio dell'unione con Dio) che è stata ed è tuttora l'anima del monachesimo orientale, e che Gregorio Palamas aveva giustificato teologicamente nel XIV secolo. Non si tratta dunque di una "scuola di spiritualità" nel senso occidentale dell'espressione, bensì del cuore stesso dell'esistenza ortodossa, in cui il dogma è inseparabile dalla preghiera.

Macario dice di aver scoperto nella biblioteca del monastero di Vatopedi "un'antologia sull'unione dell'intelletto con Dio, raccolta a partire dagli scritti degli antichi padri, per opera di pii monaci d'altri tempi"; egli afferma altresì d'aver trovato anche altri libri sulla preghiera "dei quali non aveva mai sentito parlare", il tutto notevolmente in cattivo stato. Senza dubbio è da qui che prende l'ispirazione per il suo grande lavoro. Del resto, a partire dal 1700, la versione greca delle opere di Isacco di Ninive era stata edita sotto il nome di Isacco il Siro – incrocio significativo del genio siriaco e di quello greco -. La Filocalia, dice Nicodemo nella sua prefazione, è rivolta "sia ai monaci che ai laici", tutti chiamati a "unificarsi" interiormente unendosi a Dio, e mediante tale unione, in Cristo, a unirsi con tutti gli uomini, secondo la preghiera sacerdotale del Signore "che tutti siano uno come noi siamo uno" (Gv 17,22). Per questa ragione gli ultimi testi della raccolta, i quali insistono con maggior frequenza sull'uso concreto del "metodo", sono redatti in lingua popolare. E' per questo motivo che in essi sono deliberatamente ignorati i riti e i dettagli della vita monastica. Per lo stesso motivo, infine, sono evitate le polemiche con gli altri cristiani.



Ultimo aggiornamento Martedì 23 Ottobre 2012 16:07
 
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