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3. L’incoronazione imperiale di Carlomagno E-mail
Scritto da Giovanni S. Romanides   
Martedì 26 Marzo 2013 00:00

carlo magno

 

© Papa Leone III (795-816), successore di Adriano, subì un attacco dal quale uscì indenne: fu accusato di condotta immorale. Le investigazioni che dovettero scagionare Leone furono marcate dall'intervento attivo e personale di Carlomagno. A tal fine egli fece condurre il papa a Paderborn. In seguito Leone scese a Roma con Carlomagno il quale continuò le indagini sulla persona del pontefice. Infine, il 23 dicembre 800, il re franco ottenne da Leone una dichiarazione d'innocenza suggellata da un giuramento sulla Bibbia. Due giorni più tardi, Leone incoronò Carlomagno "imperatore dei romani".

Tuttavia ciò non corrispose alle attese di Carlo il quale voleva solo il titolo imperiale. Il suo biografo Eginardo affermò che se l'imperatore avesse conosciuto quanto il papa stava per compiere non sarebbe entrato in chiesa [6].

Carlomagno si era limitato a chiedere il titolo di "imperatore" in cambio della riabilitazione di Leone.

Il papa, però, stava quasi per guastare l'accordo poiché Costantinopoli, la Nuova Roma, non avrebbe mai pienamente riconosciuto e concesso il titolo di "imperatore dei romani" ad un franco. D'altronde questo è il motivo per cui Carlomagno non ha mai usato tale titolo nei suoi documenti ufficiali, preferendo firmarsi con i titoli di "imperatore e augusto, che governa e amministra l'Impero romano". Se ci si chiede chi avesse il dominio sull'Impero romano la risposta la otteniamo dal fatto che Carlomagno ha chiaramente inteso che governava tutto l'Impero. I franchi affermarono che la parte orientale dell'Impero era divenuta "greca" con un imperatore di "greci". Questo spiega perché, nell'anno 1000, il cronista di Ottone III (983-1002) definì il proprio sovrano "visitatore dell'Impero romano" mentre costui si recava solamente negli stati papali [7].

I romani hanno chiamato il loro Impero Romània e Respublica. I franchi riservarono questi nomi esclusivamente agli stati papali condannando letteralmente la parte orientale dell'Impero ad essere Graecia [8]. I franchi furono sempre molto attenti a definire eretici i "greci", non i romani perché i romani d'Oriente e d'Occidente erano una nazione. Così al sinodo di Francoforte (794), i franchi condannarono i "greci" e il loro settimo concilio ecumenico davanti ai legati del papa romano Adriano II, solerte promotore del concilio stesso.

Visto che Adriano aveva già scomunicato quanti non accettavano il concilio ecumenico, tale pena ecclesiastica riguardava propriamente i franchi. Ma rilevare questo fatto avrebbe riversato sulla Romània papale e sui suoi cittadini la collera del feudalesimo franco, proprio com'era accaduto ai romani della Francia (cioè agli abitanti dei territori di Gallia, Germania, e Italia settentrionale).

Inoltre Carlomagno aggiunse al Credo il Filioque [9] senza preoccuparsi di consultare il pontefice. Quando la controversia inerente a questa materia uscì da Gerusalemme [10], Carlomagno convocò il sinodo di Aachen nell'809 decretando che questa aggiunta era un dogma necessario per la salvezza. Questo colpo di mano, espressamente voluto da Carlo, avrebbe dovuto forzare papa Leone III a cedere dalle sue posizioni [11].

Invece, Leone rigettò il Filioque sia come aggiunta al Credo sia come dogma specificando che l'esclusione nel Simbolo voluta dai Padri era fatta di proposito e per ispirazione divina, non per una loro svista o perché fossero ignoranti e negligenti.

Leo IIILeone utilizzò un linguaggio diplomatico ma chiaro considerando l'aggiunta del Filioque un'eresia. I franchi erano una presenza pericolosa nella Romània papale. Così Leone agì come aveva già fatto Adriano nei loro riguardi. Egli non rigettò il Filioque se questo era affermato al di fuori del Credo, poiché nella tradizione romana occidentale esiste un Filioque ortodosso com'era ed è accettato ancor oggi dai romano-orientali. Tuttavia il Filioque romano ortodosso occidentale non poteva essere aggiunto al Simbolo dove il termine "processione" implica un significato diverso; in altre parole non poteva essere inserito in un contesto sbagliato.

In ogni caso Carlomagno si curò poco delle opinioni papali sulle icone e sul Filioque. Ebbe bisogno della condanna dei romani d'Oriente come eretici per provare che essi non erano più romani ma greci e riuscì ad ottenerla nell'unica maniera concepibile alla mente franca: l'invasione. Egli ebbe fiducia che i franchi alla fine sarebbero prevalsi sul papato. In tal modo dei futuri papi franchi avrebbero accettato quello che i papi romani del tempo rifiutavano.

Il giovane Carlomagno sentì dal padre e dallo zio il racconto delle battaglie per salvare la Francia dalle rivoluzioni romane che avevano distrutto il dominio visigoto spagnolo e stavano per distruggere gli stessi franchi stabiliti in Gallia.

Molti storici danno per scontato che, da questo periodo, i franchi e i romani in Gallia divennero una nazione. I romani, secondo le loro supposizioni, si amalgamarono con i franchi assumendo il nome di populus francorum.

Eppure non vi è dubbio sull'identità dei rivoluzionari in Gallia se citiamo un cronista franco contemporaneo il quale riporta che nel 742, l'anno della nascita di Carlomagno, i guasconi si rivoltarono sotto il comando di Chunoaldo, duca d'Aquitania e figlio dell'Eudo sopra menzionato. Il padre di Carlomagno e lo zio dovettero unire le loro forze e attraversare la Loira per recarsi nella città d'Orleans. Dopo aver represso i romani, si recarono a Bourges [12]. Qui Chunoaldo è descritto come un romano battuto e ciò significa che pure suo padre Eudo fu un romano e non un franco, come sostengono alcuni.

Il risultante odio carolingio per i romani è riflesso nei Libri Carolini di Carlomagno e nella Legge Salica ed è chiaramente espresso da Liutprando, vescovo di Cremona, nel secolo seguente, come avremo occasione di vedere.

Nel frattempo, i romani occidentali e il papa continuavano a pregare in chiesa per il loro imperatore di Costantinopoli. Come gli irlandesi essi pregavano per l'Imperium romanum. Tuttavia se l'imperatore sosteneva un'eresia, come nel caso dell'iconoclastia, i romani dell'Occidente smettevano di pregare per lui limitandosi a pregare solo per l'Imperium.

Il nome "romano" era divenuto sinonimo di ortodosso, mentre il nome "greco", dal tempo di Costantino il Grande, significava pagano [13]. La logica franca ha voluto far intendere proprio questo: i romani d'Oriente sono divenuti eretici perciò hanno perso la nazionalità romana e il loro Impero non può più essere esteso verso altre Romànie. In tal modo le preghiere dell'Occidente romano non dovevano più essere rivolte per un imperatore eretico di "greci", ma per l'imperatore franco ortodosso dei veri romani. Faceva pure parte della logica franca la credenza che Dio accorda conquiste agli ortodossi mentre sconfigge gli eretici. Con queste supposizioni si spiega la crescita esplosiva della Francia e la contrazione della Romània nelle mani delle tribù germaniche e arabe.

BasilleoQuesti princìpi del pensiero franco sono chiaramente riscontrabili in una lettera dell'imperatore Luigi II (855-875) all'imperatore Basilio I (867-886) dell'871. Luigi chiamò se stesso imperatore augusto dei romani e declassò Basilio ad imperatore della Nuova Roma. Basilio ribatté insistendo che Luigi non era imperatore di tutta la Francia, visto che ne dominava solo una piccola parte, e che non era certamente imperatore dei romani ma sol­tanto della Franchìa. Luigi gli rispose che era imperatore di tutta la Francia perché gli altri re franchi erano suoi parenti di sangue. Egli fece la stessa rimostranza espressa negli Annali di Lorsch: chi possiede la città dell'Antica Roma è chiamato imperatore dei romani. Luigi reclamò: "Abbiamo ricevuto dal cielo questa gente e questa città da guidare e [abbiamo ricevuto] la madre di tutte le chiese di Dio da difendere ed esaltare".

Luigi rivendicò che Roma, la sua gente e il papato sono stati dati ai franchi da Dio per le loro credenze ortodosse mentre sono stati tolti da Dio ai "greci" che erano romani solo quando erano ortodossi.

Luigi continuò: "Abbiamo ricevuto il governo dell'Impero romano per la nostra ortodossia. I greci hanno cessato d'essere imperatori dei romani per la loro cacodossia. Essi, non solo hanno abbandonato la città [Roma] e la capitale dell'Impero, ma hanno pure abbandonato la nazionalità e la lingua latina. Così sono emigrati in un'altra capitale e hanno preso una nazionalità ed una lingua completamente diverse" [14].

Questi commenti spiegano come fu utilizzato il nome Romània nei territori che furono sottratti ai romani d'Oriente e ai turchi durante le cosiddette crociate. Per i franchi queste pro­vince divennero nuovamente Romània quando i loro eserciti ripristinarono l'ortodossia del papato franco e la supremazia della lingua latina [15].

 

_____________

Note

[6] E' in un tale contesto che la contraddizione apparente tra Eginardo e gli Annali di Lorsch può essere risolta.

[7] Thietmar di Mersebourg, Chronicon, 4,47; B. Pullan, op. cit., pp. 120-121.

[8] J. S. Romanides, op. cit., pp. 33, 50-51, 205-249.

[9] [Vedi la nota 11. N.d.c.]

[10] [L'Autore si riferisce ad una controversia sorta in Gerusalemme tra monaci benedettini franco-latini e monaci greci. Quando i secondi scoprirono che, nel canto del Credo, i primi avevano aggiunto il Filioque, ne chiesero ragione ricorrendo successivamente al parere del patriarca gerosolimitano e a quello del papa romano. Il papa diede ragione ai monaci greci. N.d.c.]

[11] Gli aspetti storici e dottrinali di questa questione sono nella terza parte del presente libro che è una traduzione tratta da J. S. Romanides, The Filioque, in Anglican-Orthodox joint doctri­nal discussions. St. Albans 1975 - Moscow 1976, Athens 1978.

[12] Fredegarii, op. cit., 25.

[13] Così riporta sant'Atanasio nel suo grande lavoro intitolato Discorso con­tro i greci, PG 25, 3-96.

[14] B. Pullan, op. cit., pp. 16-17.

[15] J. S. Romanides, RwmhosÚnh, Rwman...a, RoÚmeli, Thessaloniki1975, pp. 224- 249.

Ultimo aggiornamento Martedì 02 Aprile 2013 08:55
 
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