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4. Le rivoluzioni romane, l’imposizione del feudalesimo franco e la dottrina E-mail
Scritto da Giovanni S. Romanides   
Martedì 26 Marzo 2013 00:00

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© Durante il settimo secolo apparvero i semi dello scisma. I visigoti in Spagna abbandonarono l’eresia ariana divenendo nominalmente ortodossi. Tuttavia essi mantennero le loro consuetudini ariane nell’amministrazione ecclesiastica, come accadrà per le particolari consuetudini dei franco-carolingi e, più tardi, dei normanni. I visigoti cominciarono a soggiogare i romani della Spagna sostituendo i vescovi romani con vescovi goti e abolendo la legge romana nel 654.

Durante questo stesso secolo, particolarmente dopo il 683, anche i franchi nominarono molti vescovi della loro etnia liberando l’amministrazione dal governo degli ufficiali romani.

Precedentemente, durante il sesto e la prima parte del settimo secolo, le ribellioni in Francia erano cospirazioni unite di franchi e romani. Dal 673 le ribellioni furono condotte esclusivamente dai romani.

regno visigoto 586Il fatto che Costantinopoli avesse spedito due volte la sua Marina Militare in Spagna, alla fine del settimo e all’inizio dell’ottavo secolo per ristabilire le coste perdute nel 629, è una testimonianza dell’impegno dei cristiano-romani spagnoli. L’Impero romano è parso militarmente mal preparato se paragonato agli arabi vittoriosi che avevano completato la loro conquista in Medio-Oriente diffondendosi successivamente lungo tutta l’Africa settentrionale e giungendo, attraverso distanze impressionanti, fino a Cartagine. Comunque, vedendo la piega presa dagli eventi, sembra che Costantinopoli avesse tentato sbarchi di romano-orientali in Spagna. Lo possiamo supporre da una sollevazione generale di romani cristiani ed ebrei in Spagna e in Gallia contrari alle dominazioni visigote e franche. Il successo di tali ribellioni ispaniche e galliche avrebbe forse aiutato Costantinopoli a liberarsi dall’invasione araba che a quel tempo sembrava sommergere tutto l’Impero.

Nel 694, al diciassettesimo sinodo di Toledo, gli ebrei furono condannati alla schiavitù per avere ammesso un complotto che voleva rovesciare i “cristiani” (cioè i goti) in Spagna, mediante l’aiuto di coloro che abitavano in terre d’oltre mare, cioè la terra romana e non l’ultima provincia araba d’Africa, come viene comunemente ritenuto. Gli arabi, a quel tempo, non avevano ancora raggiunto Cartagine, capitale di tale provincia. Il re goto Egica (687-701) aveva respinto un tentativo romano-orientale di riprendere la costa persa nel 629 attraverso la Marina Militare. Non ci può essere alcun dubbio che gli ebrei siano stati condannati nel diciassettesimo sinodo di Toledo del 694 per aver complottato con Costantinopoli e i romano-spagnoli al fine di rovesciare il ruolo dei visigoti in Spagna.

Re Witiza (701-708/9), figlio di Egica, sconfisse pure lui un tentativo dell’Oriente romano di liberare alcune delle città della Spagna meridionale. Comunque dal 698 gli arabi controllarono stabilmente Cartagine e i suoi dintorni stabilendo il loro controllo nell’area di Ceuta.

I tentativi di Costantinopoli fallirono e il berbero romano (numidiano) governatore di Ceuta [1] scelse nel 711, come più tardi i gallo romani, il male minore stabilendo alleanze ad hoc con gli arabi contro visigoti e franchi. Queste alleanze arabo-romane sconfissero il dominio visigoto in Spagna (711-719). Esse, a loro volta, furono sconfitte dal guerriero franco Carlo Martello, prima a Poitiers nel 732 e poi in Provenza nel 739.

Le rivolte romane in Francia si ridussero ai regni settentrionali di Austrasia e Neutrasia. Eudo, il duca romano d’Aquitania, fu il primo a menzionare l’alleanza con gli arabi contro i franchi [2]. Aveva occupato temporaneamente Parigi nel tentativo di conservare i franchi merovingi pro-romani al potere. A Carlo Martello seguirono Pipino III e Carlomagno che ripristinarono il dominio franco sopra Burgundia, Auvergne, Aquitania, Gasconia, Septimania e Provenza.

Il feudalesimo carolingio nacque per rispondere al bisogno di prevenire il disastro che rovesciò i visigoti in Spagna. I franchi furono obbligati a sviluppare ed estendere il già esistente sistema di controllo delle popolazioni schiave. La loro meta consisteva nel prendere i romani e soggiogarli pacificamente prima in Austrasia e Neustrasia, poi nelle altre parti della Gallia e, infine, in Italia settentrionale come le circostanze lo avessero permesso [3].

Verso la metà dell’ottavo secolo, mentre consolidavano ancora la loro presa sulla Gallia, i franchi conquistarono la Romània settentrionale e centrale italiana. Essi si presentarono nella Romània papale come i liberatori dall’oppressione longobarda. In questo periodo il papato era stato profondamente coinvolto nella controversia iconoclasta prendendo una ferma posizione contro gli imperatori romani e i patriarchi della Nuova Roma che avevano sostenuto tale movimento.

La politica applicata dai franchi si prefiggeva di distruggere l’unità tra i romani sfruttando le loro stesse regole. Ciò riguardava pure i romani sotto il dominio di Costantinopoli e degli arabi. I franchi utilizzarono alcuni romani spingendoli contro gli altri, evitarono di schierarsi nella controversia per giungere a condannare, infine, sia l’iconoclastia che il settimo sinodo ecumenico (786/7), sia l’eresia che la verità. Questa linea veniva applicata nel sinodo di Francoforte del 794 alla presenza dei legati di papa Adriano I (771-795), sostenitore fedele della pratica ortodossa.

tomba Karl MartellAl tempo di Pipino di Herestal (697-715) e Carlo Martello (715-741), molti dei franchi che sostituirono i vescovi romani erano capi militari i quali, secondo san Bonifacio, avevano versato sia sangue di cristiani che di pagani [4].

Le leggi elettorali promulgate dal papato nel 769 prevedevano che i candidati alla dignità papale dovessero essere diaconi cardinali o presbiteri romani di nascita per preservare il papato da interferenze straniere e poter custodire la popolazione dalla sorte dei romani conquistati altrove. Solo ai romani dalla nascita era consentito partecipare alle elezioni. Queste decisioni furono ratificate alla presenza di tredici vescovi franchi [5].

Nel frattempo, l’attività rivoluzionaria romana in Gallia non era stata ancora totalmente soppressa. Pipino III era morto l’anno prima e Carlomagno e suo fratello Carlomanno riuscirono a prevalere sul tradizionale ordinamento dell’Austrasia e della Neustria. Nel periodo notevolmente corto di soli ventidue anni, dal 732 al 754, i franchi avevano sconfitto l’alleanza romano-araba, avevano travolto tutte le province della Gallia e si erano diffusi in Italia settentrionale. Ciò è stato reso possibile grazie al nuovo ordine feudale che era stato precedentemente stabilito in Austrasia e Neustria. Le unità amministrative romane delle civitates erano state abolite e sostituite dai comitates militari. I liberi romani furono trasferiti in massa dalle città e furono ridotti in schiavitù per lavorare appezzamenti di campagna chiamati villae e mansi a fianco degli schiavi. Essi perciò furono chiamati villani (villains), un termine che, per ragioni comprensibili, ha assunto il significato di nemici della legge e dell’ordine.

I visigoti in Spagna furono rovesciati dai romani che aprirono le loro città al controllo berbero e arabo. I franchi reagirono con determinazione per evitare gli stessi avvenimenti in Francia (terra dei franchi) abolendo la società urbana romana.

Dalla metà dell’ottavo secolo, gli eserciti franchi d’occupazione si erano diffusi ben oltre l’Austrasia e la Neustria, dove il corpo principale della loro nazione era stato stabilito. Non potevano ancora permettersi di prevalere sull’amministrazione della Chiesa nella Romània papale come avevano fatto altrove. Per il momento era conveniente giocare la parte dei liberatori. A tal fine nominarono il papa romano vassallo di Francia.

La parte di libertà lasciata ai romani della Romània papale era legata al loro diritto ad avere il papa, i vescovi e il clero romani. Perdere questo diritto sarebbe stato uguale alla perdita della medesima libertà, con la conseguente conoscenza delle stesse sofferenze patite dai romani in Italia settentrionale e in Francia. Essi, perciò, dovevano stare molto attenti a non irritare i franchi.

 

______________

Note

[1] Ci sono due fattori che possono espandere ulteriore luce sugli eventi attorno al ruolo giocato dal governatore di Ceuta per rovesciare la legge visigota nella Romània ispanica. Il primo è menzionato da Ibn Khaldoun il quale riportò che le tribù berbere (i numidiani della storia romana) sono state convertite all’Islam in dodici momenti diversi. Questo significa che i membri berberi d’una tribù che avevano partecipato alla liberazione della Spagna erano ancora completamente cristiano romani, oppure ancora cristiano romani nel sentimento e non differenti dal loro capo, il governatore di Ceuta, che era un berbero, un romano (rum) e un cristiano ortodosso. Il secondo fattore ci è tramandato da san Giovanni di Damasco (675-749 circa) e ci riporta che i romani di questa epoca consideravano ancora l’Islam come un’eresia cristiana. Il Corano stesso (sura 30) considera i romani come correligionari. Questo significa che i romano-ispanici hanno accettato sia i numdiani in quanto romani che gli arabi in quanto cristiani anche se considerati eretici. Questi fattori spiegano l’altrimenti misteriosa rapidità e la totale efficacia nel rovesciamento del potere visigoto. La tradizione che soltanto gli ebrei abbiano aiutato i berberi e gli arabi nel conquistare la Gothia (il nome della regione conquistata dai goti, cioè la Spagna) è chiaramente una costruzione fittizia. Sia romano-ebrei che cristiani hanno contribuito alla liberazione la quale, in realtà, era la realizzazione di piani rivoluzionari progettati da diversi decenni, con due noti tentativi di incitare le ribellioni grazie agli sbarchi del libero esercito romano, come ho già sopra menzionato.

[L’Autore dimentica di inserire i riferimenti bibliografici relativi a Ibn Khaldoun e a san Giovanni di Damasco. E’ probabile che essi siano riportati in J. S. Romanides, RwmhosÚnh, Rwman…a, RoÚmeli,Thessaloniki1975. N.d.c.]

[2] “Quando il duca Eudo vide che era stato battuto e che era divenuto oggetto di disprezzo, citò in giudizio, contro l’avverso principe Carlo e i suoi franchi, l’indimenticabile popolo saraceno. In tal modo essi si sollevarono... e attraversarono la Garonna... Da qui avanzarono verso Poitiers”. Fredegarii, Chronica continuationes, 13, Londra 1960, p. 90.

[3] Sulle origini del feudalesimo europeo, vedi il mio libro: J. S. Romanides, RwmhosÚnh, Rwman…a, RoÚmeli,Thessaloniki1975.

[4] PL 89, 744.

[5] F. Mourret, A history of the Catholic Church, 3, Londra 1936, pp. 351-55. Le condizioni principali di questa delibera sono state riaffermate nell’817 in un accordo tra Luigi il Pio (814-840) e papa Pasquale I (817-824), ma modificate nell’824 dall’imperatore Lotario (823-855) il quale aggiunse un provvedimento per cui il papa doveva essere eletto tramite il suo consenso e consacrato solo dopo aver presentato un giuramento di omaggio. B. Pullan, Sources for the history of medieval Europe, Oxford 1971, pp. 47-52.

Ultimo aggiornamento Martedì 02 Aprile 2013 08:55
 
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