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7. Conclusioni E-mail
Scritto da Giovanni S. Romanides   
Martedì 16 Aprile 2013 00:00

papa Adrian I

 

© Le conclusioni, credo, sembrano chiare. Le forze sottostanti a questo scontro sul campo di battaglia non erano le decretali, le leggi canoniche e il Filioque, ma i romani e i franchi. I franchi usarono la struttura e il dogma della Chiesa per mantenere il loro diritto originario, tenendo soggetta la nazione romana. I romani usarono pure la struttura e il dogma della Chiesa per respingerli e difendere la loro libertà e indipendenza dall'oppressione.

Ambo le parti hanno usato le armi più convenienti a portata di mano. Così gli argomenti canonici e quelli sulle decretali erano fondati ora da un lato, ora dall'altro, a seconda delle necessità correnti offensive e difensive di ciascuna nazione. Il Filioque, co­munque, è divenuto una caratteristica permanente di conflitto tra i romani d'Oriente e i franchi e tra quest'ultimi e i romani dell'Occidente che tentavano di parteggiare con i confratelli orientali.

Da quanto è emerso, dovrebbe essere evidente che esiste una forte indicazione secondo la quale i termini storici usati dai ro­mani sono molto più estranei alla realtà dello scisma rispetto alla terminologia franca. I primi sono in costante rapporto con il proprio passato, i secondi sono il prodotto d'una provocazione intenzionale a rompere col passato medesimo.

Parlare dello scisma come d'un conflitto tra franchi e romani, nel quale la teologia è stata usata come un'arma offensiva dalla parte franca e come un arma difensiva e contro-offensiva da quella romana, sembrerebbe chiudere la discussione per riprendere i fatti storici con quella oggettività con la quale una macchina cinematografica registra le immagini. D'altra parte, continuare a parlare di un conflitto tra una cosiddetta Cri­stianità latina ed una greca significa affidare a Carlomagno e ai suoi discendenti la profezia del futuro per poi vedere che tale profezia s'è adempiuta.

E' evidente che l'origine delle famiglie dalla più alta alla più bassa nobiltà del feudalesimo europeo risale ai discen­denti dei conquistatori germanici e normanni e che i servi della gleba sono stati soprattutto i discendenti di coloro che furono con­quistati, i romani, i celti e i sassoni romanizzati. Questo spiega come il nome "franco" abbia avuto il significato sia di nobile che di libero contrariamente al servo della gleba. Quest'uso è stato abba­stanza forte da trasmettersi nella lingua inglese attra­verso i normanni. Così l'afro-americano che veniva liberato dalla schiavitù veniva descritto come colui che riceveva la sua "franchise" [43].

Le implicazioni sono piuttosto allettanti quando si vuole comprendere la struttura e la teologia della Cristianità franca o latina in confronto a quella della Cristianità romana. Il feudalesimo, l'inquisizione e la teologia scolastica sono chiaramente il pro­dotto della mentalità di franchi, tedeschi, lombardi, normanni e visigoti che si sono impossessati della Chiesa e della sua pro­prietà, usando la religione dei romani per conquistare i romani stessi e tenerli in condizione servile. Contrariamente a tutto ciò, i romani che sono stati conquistati dagli arabi e dai turchi musulmani, mantennero i propri vescovi [44]. Così nel primo caso, gli aspetti istituzionali del cristianesimo divennero mezzo di sop­pressione mentre nell'altro furono mezzi di sopravvivenza na­zionale.

Poiché è impossibile credere che quattro patriarcati romani si siano staccati dal papato romano, i franchi sono stati forzati a forgiare il più credibile mito che quattro patriarcati "greci" si sono staccati dal cosiddetto patriarcato romano che, in realtà, era espressione del papato franco. Gli storici europei e americani continuano ad insegnare e a sostenere ciò.

Michele Cerulario Michael I CerulariusLo scisma è cominciato quando Carlomagno ha ignorato i due papi Adriano I e Leone III sulle questioni dottrinali e ha deciso che i romani d'Oriente non erano né ortodossi né romani [45]. Questa sfida franca ha avuto una risposta ufficiale nell'ottavo concilio ecumenico dell'879 da tutti i cinque patriarcati romani, incluso quello dell'Antica Roma.

Non sussisteva alcuno scisma tra i romani dell'Antica e della Nuova Roma durante i due secoli e mezzo del controllo franco e tedesco sopra la Romània papale [46].

La cosiddetta scissione tra Oriente ed Occidente è stata, in realtà, l'importazione nell'Antica Roma dello scisma provocato da Car­lomagno e provocato, a sua volta, dai franchi e dai tedeschi che si sono impossessati del papato [47].

Il coinvolgimento della Chiesa nelle politiche e nelle strutture dello stato per la conservazione o la soppressione della società romana ha prodotto un'azione reciproca tra Chiesa e società, ma non necessariamente tra dogma e società.

Il papato medievale ha incorporato la struttura feudale nella sua organizzazione amministrativa elevandola a livello del dogma e finendo, così, per canonizzarla.

Pure le Chiese ortodosse, cambiando le circostanze storiche, hanno dovuto adattarsi. Così esse hanno adeguato la propria organizzazione amministrativa ma si sono limitate a disciplinare tale cambia­mento solo a livello della legge canonica.

Le chiese protestanti non hanno solo rigettato gli aspetti dogma­tici della struttura amministrativa papale ereditata dal medioevo, ma hanno pure respinto lo sviluppo ortodosso nel tentativo di tornare a quello che ritenevano essere il cristianesimo biblico o apostolico.

Così, i romano-ortodossi e i cosiddetti romano-cattolici si tro­vano eredi di differenze dovute a circostanze storiche mentre i protestanti si credono una specie di terza alternativa.

 

________________

Note

[43] [Nella lingua italiana entrò lo stesso termine con il medesimo significato. I seguenti esempi assumono, nel contesto di questa trattazione, uno spessore particolarmente significativo: "Combattiamo e non lasciamo abbattere la no­stra franchigia...; Drizzò (C. Magno) lo stato di santa Chiesa..., facendola ri­manere in sua libertate e franchigia". Cfr. N. Tommaseo - B. Bellini, Dizio­nario della lingua italiana, BUR, 1977 (ris.), 8, p. 643. N.d.c.].

[44] [E' interessante notare che la storiografia del '600 fa credere che in Sicilia, all'arrivo dei Franchi, non vi fossero più cristiani e tento meno vescovi. N.d.c.]

[45] [Si rimane piuttosto sconcertati se si confronta l'attività di Carlomagno, della quale l'Autore sottolinea i lati più criticabili, all'evidente fatto che l'im­peratore stesso compare tra i santi della diocesi di Aachen. Carlomagno venne inserito nel calendario locale dei santi e commemorato liturgicamente il 28 gennaio, almeno fino alla riforma dei riti liturgici romano-cattolici (1967). E' probabile che la sua venerazione prosegua ancora oggi soprattutto in ambienti nostalgici e conservativi. Riporto il testo tratto dal martirologio diocesano: "28 (Januar): Zu Aachen der heilige Kaiser Karl der Große" Cfr. Das Römi­sche Martyrologium. Das Heiligengedenkbuch der Katholischen Kirche, V. F. Pu­stet, Regensburg 1935, p. 381.

D'altra parte l'aura di santità con la quale fu circonfuso l'imperatore è stata trasmessa a lungo negli ambienti cattolici. Il fondatore dell'attuale congrega­zione benedettina solesmense, dom Prosper Guéranger (1805-1875), nel 1850 scriveva: "Il n'est point de notre sujet de décrire ici tant de grandeur, tant de genie, et le sublime et saint emploi que Charlemagne sut faire de cette gran­deur et de ce génie... Il assistait fidèlement aux offices tant de jour que de nuit, dans la chapelle du palais..." P. Guéranger, Institutions litugiques. Extraits, editions de Chiré, Chiré-en-montreuil 1977, pp. 75-78.

Non posso non riportare un altro passo della stessa opera che mostra l'ignoranza e l'evidente discredito dell'abate nei riguardi dell'Oriente cri­stiano: "Enfin, le siège principal de l'Eglise grecque melchite, Constantinople, ... fait subir le joug de sa Liturgie aux église qui lui sont restée fidèles... L'unité et l'immutabilité de la Liturgie sont un si grand bien que les sectes séparée d'Orient, lui doivent absolument ce qu'elle ont conservé du christianisme". Ibidem, pp. 70-71.

La prospettiva del Guéranger è decisamente agli antipodi rispetto a quella di Romanides. N.d.c.]

[46] Nella sua lettera all'imperatore Michele I (811-813), Carlomagno assegnò la restaurazione dell'unità delle Chiese all'interno delle relazioni di pace tra gli imperi occidentali ed orientali, Monumenta Germaniae Historica, Epistolae 4, pp. 556 ss. In tal contesto emerge che Carlomagno pensò in termini d'Oc­cidente franco e d'Oriente romano o "greco" e non d'Antica e Nuova Roma. Papa Leone III non accettò mai le avventure dottrinali di Carlomagno sulle icone e sul Filioque. I patriarchi dell'Oriente romano desistettero dal reagire contro i franchi per sostenere, evidentemente, la delicata e pericolosa posi­zione dei romano-occidentali sotto l'occupazione franca. In ogni caso i com­menti di Carlomagno sono la sua ammissione che aveva provocato uno sci­sma presente solo nella sua mente. Tutti i cinque patriarchi romani hanno evitato di provocarlo al punto da far sembrare che non prendessero sul serio le dottrine franche del tempo. Per la traduzione inglese di questa lettera, vedi R. Folz, The coronation of Charlemagne, London 1974, pp. 242-43.

[47] [Contemporaneamente a questo fatto avvennero dei mutamenti nella liturgia romana. Klauser, Die liturgischen Austauchbeziehungen, (hist. Jahrbuch 1933), pp. 186 ss. rivela che negli anni 962-964 in cui Ottone I fu a Roma, deve es­sere avvenuto il passaggio decisivo dalla liturgia romana alla sua elaborazione franco-germanica. Ciò vale anzitutto per i riti contenuti nel Pontificale roma­num. N.d.c.]

Ultimo aggiornamento Lunedì 15 Aprile 2013 14:29
 
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