logo calabriaortodossa new

 

Login



LA REGISTRAZIONE non comporta NESSUN OBBLIGO o l'invio di materiale pubblicitario. La Vs iscrizione contribuirà a MANTENERE IN VITA IL PORTALE.

Seleziona la tua lingua

Chinese (Simplified) English French German Greek Portuguese Romanian Russian Serbian Spanish

 

Seguici anche su

twitter-logo60x60

Twitter

facebook icon60x60

Facebook

 


Designed by Domenico Oliveri Copyright 2011-2017
Il presente portale web è segnalato da:

18. Il Significato della questione sul Filioque E-mail
Scritto da Giovanni S. Romanides   
Martedì 25 Giugno 2013 00:00

pentecoste

 

© Smaragdo evidenzia l'irritazione degli emissari di Carlomagno di fronte al problema sollevato da papa Leone III, un problema per sole quattro sillabe. Naturalmente quattro sillabe non sono molte. Ciononostante, le implicazioni nate da questo fatto sono state tali da spingere la Cristianità franco-latina a compiere un cammino storico, teologico e di prassi ecclesiastica abbastanza differente dal momento in cui i franchi si sono contrapposti ai "greci".

Indicherò alcune implicazioni causate dai presupposti del Filioque che hanno generato dei problemi presenti ancor oggi.

1) Perfino uno studio superficiale sull'odierna storia del dogma e sugli studi biblici rivela il particolare fatto che i protestanti, gli anglicani, i cattolico-romani e alcuni teologi ortodossi accettano il primo e il secondo sinodo ecumenico solo formalmente. Ciò avviene in quanto c'è, almeno, un'identità d'insegnamento tra ortodossi e ariani non rinvenibile tra ortodossi e latini.

Quest'insegnamento riguarda le reali apparizioni ai profeti vetero-te­stamentari del Logos che divenne carne nel Nuovo Testamento. Tale tema, come abbiamo visto, era il fulcro del dibattito che doveva stabilire se il Logos visto dai profeti era creato o increato. L'identificazione del Logos nell'antico Testamento è la vera base degli insegnamenti di tutti i sinodi ecumenici romani.

Evidenziamo che i Padri romano-orientali non hanno mai abbandonato questa lettura delle teofanie vetero-testamentarie. Questo è pure l'insegnamento di tutto l'Occidente patristico romano con l'unica eccezione di Agostino che ha confuso tale insegnamento, rigettando come blasfema l'idea che i profeti potessero veramente vedere il Logos con i loro propri occhi nel fuoco, nell'oscurità, nella nube, ecc.

Gli ariani e gli eunomiani avevano utilizzato, al pari degli gnostici prima di loro, la visione del Logos ai profeti per dimostrare che era un essere sottomesso a Dio, ossia, una creatura. Agostino era d'accordo con le affermazioni degli ariani e degli eunomiani in base alle quali i profeti videro un Angelo, un fuoco, una nube, una luce e un'oscurità create, ma discordava da loro affermando che nessuno di questi era lo stesso Logos, poiché essi erano semplici simboli e mezzi con i quali Dio o la Trinità fu vista e sentita.

Agostino non aveva la pazienza di apprendere che l'Angelo di Dio, il fuoco, la gloria, la nube e le lingue di fuoco nella Pentecoste erano simboli verbali della realtà increata e comunicata immediatamente ai profeti e agli apostoli, per cui, per lui, tutto questo linguaggio indicava una visione della sostanza divina. Per il vescovo d'Ippona questa visione è identica a quella dell'increato e vi si può accedere solo attraverso una particolare estasi neoplatonica dove l'anima si colloca fuori dal corpo tra la sfera dell'eternità immobile e atemporale in cui viene trasceso ogni ragionamento discorsivo. Ma questo non viene da lui fondato nella Bibbia. Le visioni descritte non sono simboli verbali delle reali visioni di Dio, ma creature che simboleggiano le realtà eterne. Così i simboli verbali creati nella Bibbia sono divenuti simboli oggettivamente creati. In altri termini, le parole che simboleggiano le energie increate come fuoco, nube, ecc. sono divenute oggettivamente dei veri fuochi, nubi, lingue, ecc.

 

2) Il fallimento agostiniano nel distinguere l'essenza divina dalle sue energie naturali (alcune delle quali sono comunicate agli amici di Dio), ha condotto ad una lettura della Bibbia molto particolare, nella quale le creature o i simboli esistono solo al fine di portare un messaggio divino. Esaurito questo compito non esistono più. Così, la Bibbia diviene una raccolta di miracoli incredibili ed un testo dettato da Dio.

 

3) Oltre a tutto ciò esiste la distorsione del concetto biblico di cielo e inferno. L'inferno fu caratterizzato da fuochi ed oscurità eterna che divennero vere creature mentre, in realtà, simboleggiano la gloria increata di Dio patita da coloro che si rifiutano d'amare. Così, alcuni parlano della necessità di demitizzare la Bibbia per salvare qualcosa della caratteristica tradizione cristiana da trasmettere all'uomo moderno. Tuttavia, non è la stessa Bibbia che ha bisogno d'essere demitizzata ma la tradizione agostiniana franco-latina e la caricatura che s'è tramandata in Occidente della teologia patristica "greca".

 

4) I summenzionati fondamenti della teologia patristico-romana presenti nei sinodi ecumenici non sono stati considerati seriamente come la chiave interpretativa della Bibbia dagli studiosi biblici moderni. Così essi hanno applicato i latenti presupposti agostiniani con metodica costanza finendo per distruggere l'unità e l'identità dei due Testamenti sotto l'influenza d'interpretazioni giudaiche per l'antico Testamento, interpretazioni rifiutate pure da Cristo.

In tal modo, invece di trattare la persona concreta dell'Angelo di Dio, del Signore di Gloria, dell'Angelo del Gran Consiglio, della Saggezza di Dio identificandoLo con il Logos, fatto carne e divenuto Cristo e inglobando queste apparizioni nella dottrina trinitaria, gli studiosi occidentali, o almeno la maggior parte d'essi, hanno finito per identificare Cristo solo con l'invio del Messia promesso nell'antica Alleanza. Inoltre, essi hanno associato la dottrina trinitaria con lo sviluppo extra trinitario biblico della terminologia nel sistema agostiniano che, per la verità, non riflette la struttura del pensiero patristico. Così, i cosiddetti Padri greci vengono ancora letti alla luce di Agostino, lettura condivisa pure da alcuni russi dopo Pietro Moghila.

 

5) Altro risultato particolarmente devastante della presupposizione agostiniana del Filioque è la distruzione della comprensione profetica e apostolica della grazia e la sua sostituzione con un intero sistema di grazie create distribuite nella Cristianità latina dall'hocus pocus clericale.

Per la Bibbia e i Padri, la grazia è la gloria increata, la regola (basileia) del Dio visto dai profeti, dagli apostoli e dai santi e partecipato ai fedeli seguaci dei profeti e degli apostoli. La fonte di questa gloria o regola è il Padre che, generando il Logos ed effondendo lo Spirito, la partecipa cosicché il Figlio e lo Spirito sono anche per loro stessa natura fonte della medesima grazia col Padre. Questa grazia o regola increata è comunicata al fedele secondo la sua preparazione per riceverLa, ed è esperita dagli amici di Dio che sono divenuti divini per grazia.

Poiché il Filioque franco presuppone l'identità dell'essenza divina increata con l'energia, e poiché la partecipazione all'essenza divina è impossibile, la tradizione latina è stata condotta automaticamente a pensare la grazia comunicata come una creatura, conducendo alla sua oggettivizzazione e alla sua magica manipolazione sacerdotale.

D'altra parte la riduzione agostiniana di questa gloria e regola (basileia) rivelata allo stato d'una creatura ha fuorviato i moderni studiosi biblici incanalandoli in un'infinita discussione riguardo all'arrivo del "Regno" (basileia, invece che regno, avrebbe piuttosto il significato di regola) senza comprendere la sua identità con la gloria increata e la grazia di Dio.

 

6) Per non estenderci in ulteriori dettagli, finiamo questo capitolo e questo studio evidenziando il peso che il presupposto del Filioque ha autoritativamente avuto sulle questioni interpretative bibliche e dogmatiche.

Nella tradizione patristica ogni dogma o verità viene sperimentata nella divinizzazione. Il modello finale di divinizzazione è quello della Pentecoste, nella quale gli apostoli sono stati condotti dallo Spirito a tutta la verità, come aveva promesso Cristo nell'ultima cena. L'avvenimento della divinizzazione d'ogni santo è un'estensione della stessa Pentecoste a vari livelli d'intensità. In altre parole, la Pentecoste si estende in ogni santo che abbia avuto una visione della gloria increata di Dio in Cristo, sorgente della gloria medesima.

Quest'esperienza include tutto l'uomo e, allo stesso tempo, lo trascende trascendendo pure il suo intelletto. Così, l'esperienza rimane un mistero all'intelletto e non può essere comunicata intellettualmente ad altri. La lingua può descrivere ma non può comunicare quest'esperienza. Il padre spirituale può guidare una persona a questo stato, ma non può produrlo, poiché esso rimane un dono dello Spirito Santo.

Perciò, quando i Padri aggiungono nuovi termini alla lingua biblica riguardo a Dio e alle Sue relazioni col mondo, termini come hypostasis, ousia, physis), homoousios, ecc., non fanno questo per migliorare la comprensione corrente contrapponendosi ad un'epoca primitiva. La Pentecoste non può essere migliorata. Quello che essi fanno consiste nel difendere l'esperienza pentecostale che trascende le parole, nella lingua del loro tempo poiché l'eresia del momento devia i credenti da quest'esperienza, determinando negli sviati la morte spirituale.

Per i Padri l'autorità non è solo la Bibbia, ma la Bibbia con coloro che sono stati glorificati o divinizzati come i profeti e gli apostoli. La Bibbia non è in se stessa né inspirata né infallibile. Diviene ispirata e infallibile all'interno della comunione dei santi in quanto essi posseggono l'esperienza della gloria divina descritta nella Bibbia stessa.

Comunque, i presupposti del Filioque franco non sono fondati su quest'esperienza di gloria. Qualche lettore per comprendere tali argomenti potrebbe, forse, chiedere di parlare con un'autorità. Noi ortodossi, invece, seguiamo i Padri e accettiamo solo la loro autorità perché essi, come gli apostoli, hanno raggiunto un grado di diviniz­zazione pentecostale.

In questo quadro di riferimento, non ci può essere alcuna forma istituzionalizzata o garantita d'infallibilità al di fuori della tradizione spirituale che porta alla theoria, com'è stato riportato sopra con le parole di san Gregorio il Teologo.

Come eresia, il Filioque è nocivo quanto l'arianesimo e questo nasce dal fatto che i suoi assertori riducono le lingue pentecostali di fuoco allo stato di creature come Ario aveva fatto con l'Angelo di Gloria.

Ario e gli scolastici non avevano ricevuto la divinizzazione pentecostale dei Padri. Essi, quindi, non potevano conoscere per esperienza che il Logos apparso ai profeti e agli apostoli nella gloria e le lingue di fuoco sono increate; non potevano conoscere che il primo è un'hypostasis increata mentre le altre sono energie comuni e identiche della Santa Trinità irradiate dalla novità della presenza dell'umanità di Cristo per mezzo dello Spirito.

Quello che è vero della Bibbia è vero dei sinodi, i quali, come la Bibbia, esprimono in simboli ciò che trascende i simboli stessi, ciò che è stato conosciuto solo da chi ha raggiunto la theoria. È per questa ragione che i sinodi fanno appello non solo all'autorità dei Padri nella Bibbia, ma anche a quella dei Padri di tutte le epoche che hanno partecipato alla medesima verità: la gloria di Dio in Cristo.

Per tale ragione papa Leone III disse ai franchi in termini sicuramente non ambigui che i Padri hanno lasciato il Filioque fuori dal Credo non per ignoranza od omissione, ma per ispirazione divina. Comunque, le implicazioni del Filioque franco non sono state accettate da tutti i cristiano-romani nelle province occidentali della Romània conquistata dai franco-latini e dalla loro teologia scolastica. Resti di ortodossia e di pietà romana biblica sono sopravvissuti. In essi la tradizione patristica e le sue ric­che implicazioni pongono ancora la spiritualità a base della dottrina situandola, in tal modo, al centro della teologia.

Ultimo aggiornamento Sabato 15 Giugno 2013 19:22
 
{alt}