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Introduzione a "Le Vite dei Santi" E-mail
Scritto da San Justin Popovic   
Venerdì 24 Dicembre 2010 00:00
Indice
Introduzione a "Le Vite dei Santi"
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"Infatti, Dio ha talmente amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, affinché chiunque creda in lui non perisca, ma abbia la vita eterna"

Fino alla venuta di Cristo Signore nel nostro mondo terrestre, noi uomini conoscevamo veramente solo la morte e la morte conosceva noi. Ogni cosa umana era penetrata, catturata e conquistata dalla morte. La morte era più vicina e più reale a noi di quanto noi stessi eravamo, era anche più potente, incomparabilmente più potente di ogni uomo individualmente e di tutti gli uomini insieme. La terra era una prigione terribile della morte e noi uomini eravamo gli impotenti schiavi della morte. Soltanto con il Cristo Teantropo la vita si è manifestata; la “vita eterna” apparve a noi, mortali disperati, gli schiavi sventurati della morte. E questa è la “vita eterna” che noi uomini “abbiamo contemplato e che le nostre mani han toccato e noi Cristiani “annunziamo la vita eterna a tutti. Per vivere in unione con il Cristo Signore, viviamo una vita eterna persino qui sulla terra. Sappiamo per esperienza personale che Gesù Cristo è il vero Dio e la vita eterna. E per questo, infatti, venne nel mondo: per mostrarci il vero Dio e la vita eterna in Lui. L’amore genuino e vero per l’uomo consiste in questo, soltanto in questo: quel Dio inviò il suo unigenito Figlio nel mondo affinché per mezzo di lui abbiamo la vita (1 Giovanni 4, 9) e poter attraverso Lui vivere la vita eterna. Di conseguenza, chi ha il Figlio di Dio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio non ha vita (1 Giovanni 5, 12) si trova completamente nella morte. La vita nell’unico Dio e Signore Gesù Cristo è realmente la nostra unica vita perché è interamente eterna e completamente più forte della morte. Può una vita che è infettata dalla morte la cui conclusione è nella morte, può realmente essere chiamata vita? Esattamente come il miele non è miele quando è mischiato con un veleno che trasforma gradualmente tutto il miele in veleno, così una vita che finisce nella morte non è vita.

Non c’è fine all’amore del Cristo Signore per l’uomo: perché per poter noi uomini acquisire la vita eterna che è in Lui e vivere attraverso Lui, niente ci è richiesto né conoscenze, né gloria, né ricchezza, né niente altro che uno di noi non abbia, ma soltanto quello che ciascuno di noi può avere. E che cos’è? La Fede nel Cristo Signore. Per questo motivo, l’unico Amico dell’uomo, ha rivelato alla razza umana questa cosa eccezionale: “Infatti, Dio ha talmente amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, affinché chiunque creda in lui non perisca, ma abbia la vita eterna” (Giovanni 3, 16 e 36). Come l’unico vero Dio che dà agli uomini ciò che nessun angelo o uomo può dare loro, il Cristo Signore, solo alla razza umana, ha avuto l’audacia e il diritto di dichiarare: “In verità, in verità vi dico: Chi crede in me ha la vita eterna (Giovanni 6, 47) e “passa da morte a vita” (Giovanni 5, 24).

La fede nel Cristo Signore unisce l’uomo all’eterno Signore il Quale, secondo la misura della fede dell’uomo, riversa in abbondanza nella sua anima la vita eterna in modo che allora si senta e si realizzi per essere eterno. E questo lo sente ad un grado superiore poiché vive secondo quella fede che santifica gradualmente la sua anima, il cuore, la coscienza, il suo intero essere, attraverso le Divine Energie piene di grazia. La santificazione della natura umana aumenta in proporzione alla sua fede. E più santo è l’uomo, più forte e più chiara è la sua sensazione della personale immortalità e della propria coscienza come anche dell’immortalità di ognuno.

In realtà, l’uomo comincia la vera vita con la sua fede nel Cristo Signore, quando abbandona tutta la sua anima, tutto il suo cuore, tutta la sua forza al Cristo Signore, il Quale li santifica gradualmente, li trasfigura, li deifica. E mediante questa santificazione, trasfigurazione e deificazione le Divine Energie nella grazia, che gli danno il forte senso e la coscienza dell’immortalità personale e dell’eternità personale, sono riversate su di lui. In realtà, la nostra vita è vita perché è in Cristo. E finché è in Cristo è manifestata dalla sua santità: più santa è una vita, più immortale e più eterna è.

Opposta a questo processo è la morte. Che cosa è la morte? La morte è il peccato maturato; ed il peccato maturato è la separazione da Dio, il Quale solo è la vita e la sua fonte. Questa verità è evangelica e Divina: la santità è vita, il peccato è morte; la misericordia è vita, l’ateismo è morte; la fede è vita, l’infedeltà è morte; Dio è la vita, il diavolo è la morte. La morte è la separazione da Dio e la vita è il ritorno a Dio ed alla vita in Dio. La fede è effettivamente la rinascita dell’anima dall’indolenza, la risurrezione dell’anima dalla morte: “era morto ed è tornato in vita” (Luca 15, 24). L’uomo ha fatto esperienza di questa risurrezione dell’anima dalla morte per la prima volta con il Teantropo Cristo e costantemente ne fa esperienza nella sua Santa Chiesa, dal momento che tutto ciò che è di Lui è trovato in Essa. E dà se Stesso a tutti i credenti attraverso i santi misteri e le sante virtù. Dove Egli è, lì non vi è più morte: lì uno già è passato da morte a vita. Con la Risurrezione di Cristo celebriamo l’uccisione della morte, l’inizio di una nuova, eterna vita.

La vera vita sulla terra comincia effettivamente dalla Risurrezione del Salvatore, che non si conclude nella morte. Senza la Risurrezione di Cristo la vita umana è nient’altro che una morte graduale che alla fine si conclude inevitabilmente nella morte. La reale vera vita è quella vita che non finisce nella morte. E una tale vita divenne realtà sulla terra soltanto con la Risurrezione del Teantropo Cristo Signore. La vita è vita reale soltanto in Dio, dato che è una vita santa e con la virtù di questo, una vita immortale. Soltanto con la fede nel Risorto Cristo Signore l’uomo fa esperienza del miracolo cruciale della sua esistenza: il passaggio dalla morte all’immortalità, dalla transitorietà all’eternità, dall’inferno al paradiso. Soltanto allora l’uomo trova se stesso, il suo vero essere, il suo eterno essere: “perché era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato” (Luca 15, 24).



Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Dicembre 2012 17:19
 
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