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Circa le virtù dell'Ortodossia E-mail
Scritto da Tudor Pectu   
Giovedì 05 Luglio 2018 00:00

testimonial-virgolette su Conformarsi al messaggio di Cristo è lavoro quotidiano, da realizzare attraverso il riconoscimento della nostra condizione di peccatori, la penitenza, la preghiera e l'amore verso Dio e il nostro prossimo testimonial-virgolette giu

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constiinta rivistaProponiamo, nella versione italiana, l'intervista di Tudor Pectu a Domenico Oliveri, amministratore di questo portale web. Il dialogo è stato pubblicato sulla rivista d'informazione ed opinione cristiana-ortodossa "Constiinta" nel gennaio 2017.

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Le chiedo anzitutto di parlare un po' delle sue esperienze spirituali e di dirmi quale sarebbe l'influenza che queste esperienze hanno avuto sulla sua personalità.

Le esperienze spirituali dei cristiani presentano tratti indubbiamente comuni, ma incidono in maniera differente sulla personalità degli individui, e ciò è dovuto a una semplice verità: l'unicità di ogni essere umano. Sento la necessità di fare questa premessa, perché ritengo essenziale evitare di incorrere, in questa intervista, in una metodologia razionalista di causa ed effetto, per cui sia possibile individuare e tratteggiare con precisione i risultati generati da comuni esperienze spirituali nell'uomo.

Le Sacre Scritture sono parte fondamentale del mio vivere e, leggendole, cerco di interrogarmi su cosa Dio, attraverso di esse, chiede alla mia esistenza. Amo la "parabola del seminatore", perché meglio di altre riesce a darmi il senso di cosa è utile alla mia anima e di cosa non lo è. Il "seme", la Parola di Dio, è dato a tutti noi, e noi dobbiamo preoccuparci di non disperderla, fissandola dentro di noi, perché l'"albero che non produce frutto è gettato nel fuoco"!

I bioi dei Santi Padri sono un altro elemento importate nella mia vita spirituale; attraverso di essi possiamo e dobbiamo imparare come ogni buon cristiano può raggiungere la salvezza. Noi tutti siamo ben consapevoli di quanto sia importante l' "esperienza" lungo il percorso che conduce alla casa del Padre. I santi donano e trasmettono quell'immenso bagaglio di "esperienze" senza le quali il percorrere la via stretta della salvezza sarebbe ancora più problematico e irto di ostacoli.

Infine, ma non per ultima, la preghiera quale strumento necessario a cementificare quanto di buono Dio costruisce in noi. L'orazione rivolta alla Santa Trinità rende tutto più facile ed è conforto e forza nei momenti peggiori della vita: senza di essa sarei smarrito in un oceano in tempesta e la mia piccola barca non reggerebbe nemmeno un minuto alla forza impetuosa delle acque.

La combinazione degli elementi appena descritti ha profondamente cambiato il mio modo di rapportarmi agli altri e stabilito nuove priorità nella mia esistenza. Quando Cristo entra nella tua vita, tutto muta perché niente può più rimanere come prima, e così è stato ed è per me; come dice S. Paolo: «... dovete deporre l'uomo vecchio con la condotta di prima, l'uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera».

 

La prego di mettere in evidenza il momento in cui Lei ha scoperto l'Ortodossia e il significato di questa scoperta per l'evoluzione della sua vita.

Ho sempre trovato difficoltà a rispondere a questa domanda e le spiego semplicemente il motivo, per certi versi anche banale: ho veramente scoperto l'Ortodossia? E quando questa è entrata nella mia vita? Spero la risposta non la deluda: ogni giorno passato, presente e futuro della mia breve esistenza.

Molti di noi, nel descrivere il loro incontro con l'Ortodossia, raccontano di come siano stati favorevolmente colpiti, ad esempio, dalla solennità della Liturgia ortodossa; altri amano far riferimento alle "sensazioni" spirituali provate all'interno di una chiesa e di come queste abbiano profondamente inciso sul loro animo. Alcuni, entusiasticamente, ritornano alla fede dei padri per il solo fatto di essere stati influenzati da questa o quella persona, o perché suggestionati dall'esoticità dei riti. Ma una conversione basata su queste premesse rischia di provocare in tutti noi, alle prime difficoltà e disillusioni, enormi danni nel percorso verso la salvezza.

Personalmente, guardo con rispetto ad ogni singola esperienza ma, ritengo, non dobbiamo confondere le "percezioni" con la verità di Cristo: la nostra mente e il nostro cuore devono essere rivolti esclusivamente al Signore, mentre i riti o le bellezze architettoniche e artistiche delle chiese devono essere considerati solo strumenti attraverso i quali apprendiamo visivamente e correttamente la verità di Cristo.

La verità di Cristo, manifesta nella sua Chiesa, deve accompagnare ogni singolo momento della nostra vita, e non sono importanti i luoghi e le persone, singole circostanze e sensazioni, ma il vivere in perenne ringraziamento e sorpresa di quanto Dio concede a noi di vedere e apprendere.

Pensando alla mia condizione, credo di poter dire, con una certa sicurezza, di essere sempre stato ortodosso, semplicemente non ne ero a conoscenza. Conformarsi al messaggio di Cristo è lavoro quotidiano, da realizzare attraverso il riconoscimento della nostra condizione di peccatori, la penitenza, la preghiera e l'amore verso Dio e il nostro prossimo. Alla fine dei nostri giorni, Cristo ci farà sapere se abbiamo adempiuto pienamente al suo messaggio.

 

Perché l'Ortodossia è così tanto bella e importante dal suo punto di vista e come potrebbe l'Ortodossia aiutarci a capire meglio il senso (direi anche "il sottosuolo") dell'esistenza umana, ma anche sentire e percepire l'Infinito. Ho voluto porre questa domanda pensando infatti a una conversazione con un altro italiano convertito all'Ortodossia il quale mi diceva che chiunque entra anche solo una volta nella chiese ortodosse sente e percepisce l'Infinito.

L'Ortodossia in quanto verità è in se bella, e non avverto la necessità di descriverla secondo il mio sentire, perché ciò potrebbe influenzare e distorcere, secondo le mie inclinazioni umane, le sue reali fattezze. La verità di Cristo offre risposte alle mie domande esistenziali e ha dato forma e contenuto alla mia condizione umana: cosa potrei desiderare di più? Noi, in quanto figli disobbedienti di Dio, cadendo nel peccato, abbiamo ereditato la morte, percorriamo il faticoso cammino verso la salvezza e la vita eterna, consapevoli di quanto dura sarà la strada che conduce a Cristo, ma, fiduciosi della misericordia del Padre, troviamo conforto lungo la via.

Nel pentimento e riconoscimento dei nostri peccati ritroveremo l'amore di Dio, e, come nella "parabola del figlio prodigo", saremo accolti dal Padre ed Egli dirà: «bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

Ogni qual volta entro in una chiesa ortodossa, nello scrutare e venerare le sante icone che, numerose, ornano le pareti e il soffitto del tempio, mi proviene un incredibile senso di pace e quiete dall'apparente immobilità di quelle sacre immagini e sono pervaso dall'imperturbabilità e sacralità di quanto è posto al di là dei nostri sensi: se questo sia l'infinito non saprei, certo è qualcosa di terribilmente meraviglioso.

 

Perché dovremmo considerare che la Chiesa Ortodossa è la sola Chiesa degli apostoli fondata da Gesù Cristo? Quali sarebbero i suoi argomenti?

Nel corso dei secoli innumerevoli testi sono stati scritti, Santi Padri e teologi hanno offerto esaurienti risposte, la Chiesa ortodossa ha espresso, in numerosi atti, le sue posizioni e ragioni: cosa io potrei offrire di più se non quanto già da altri fatto?

Ogni giorno medito di come sia difficile conseguire la salvezza, perché la mia condizione di peccatore rende difficile il cammino verso Cristo e sono per lo più preoccupato di questa mia situazione. Quindi, non trovando né le forze né il tempo per impegnarmi in altro, preferisco lasciare questi argomenti nelle mani di Dio e prego il santo Spirito di illuminare la mente e il cuore di chi è chiamato a dare soluzioni a tali quesiti.
A me basta una sola certezza, che non ha bisogno di ulteriori argomenti o motivazioni, e trova conferma ogni domenica: nel giorno del Signore, la santa Liturgia è prova indiscutibile dell'unica Chiesa; davanti al Corpo e Sangue di Cristo tale verità è indelebilmente impressa nel mio animo, e pervade tutto il mio essere!

 

Potremmo dire che l'Ortodossia è infatti il regno dell'infanzia? E se sì, come dovremmo percepire questo regno?

Cristo ha sempre amato far riferimento ai bambini nelle sue parabole, collegandoli direttamente al Regno dei Cieli. Ricordo in Matteo: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli».

Il regno dell'infanzia, inteso come luogo della santità e della purezza, può sicuramente rappresentare al meglio l'Ortodossia.

 

Crede che l'icona ortodossa sia la traduzione in un linguaggio universalmente leggibile della storia cristiana? Vorrei anche sapere se per Lei l'icona è l'epifania dell'Essere Supremo e la finestra verso l'Assoluto.

L'iconografia offre la "rappresentazione" di quanto è per la Chiesa verità riconosciuta ed affermata nel corso dei secoli, e come tale possiamo considerarla, da un certa prospettiva, una descrizione per immagini della storia cristiana.

L'icona è il prototipo del divino-umano (Cristo) oppure l'umano deificato (il santo), e l'immagine esprime la sua "somiglianza" all'originale, senza ascriverla alla categoria del sacramento in quanto la materia di cui è composta non riceve nessuna forza santificante. San Giovanni Damasceno scrive: «Nei tempi antichi, Dio, incorporeo e senza forma, non poteva essere raffigurato sotto alcun aspetto; ma ora, poiché Dio è stato visto mediante la carne ed è vissuto in comunanza di vita con gli uomini, io raffiguro ciò che di Dio è stato visto».

Attraverso l'immagine dell'icona si crea una relazione di sguardi, dove più che guardare siamo noi ad essere guardati. Pensiamo per un attimo di essere in una stanza buia: la luce proveniente da una finestra ci spinge a guardare quanto è posto fuori da questa. Questo incontro e questa relazione visiva conducono il fedele a intravedere l'aldilà.

Vorrei concludere ringraziando lei per le sue domande e la rivista per avermi offerto la possibilità di testimoniare la mia fede, e quanti vorranno con pazienza leggere questa nostra conversazione. Un saluto in Cristo!

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 04 Luglio 2018 22:09
 
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