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Vita dei Santi Elia di Enna e Filarete l'Ortolano E-mail
Mercoledì 17 Novembre 2010 00:00

Elia è conosciuto anche come Sant'Elia il Giovane, per distinguerlo dal profeta biblico Elia. Egli visse una vita estremamente avventurosa nell'IX secolo e fu protagonista di alterne vicende e ripetute peripezie. S.Elia nacque ad Enna nell’823 e fu battezzato con il nome di Giovanni Ioannis, che cambio in Elia – Ilias, in greco – quando assunse l’Abito Angelico, conservando identiche, secondo l’uso, le iniziali.

Cadde due volte in mano ai musulmani: ad otto anni, ma venne presto liberato; a sedici anni , e fu venduto schiavo in Nord-Africa. Riacquistata la libertà viaggio verso la Palestina predicando la fede cristiana a rischio della propria vita. Si fece monaco presso la Basilica dell’Anastasis di Gerusalemme, professando nelle mani del patriarca Elia III che gli impose il proprio nome. Pellegrinò ad Alessandria d’Egitto, in Persia, ad Antiochia, di nuovo in Nord-Africa da dove si imbarcò per Palermo, dove riabbraccio la vecchia madre.

Ss.Elia_e_FilaretuVisitando a Taormina la tomba del protovescovo, S. Pancrazio, assunse come discepolo S. Daniele, a cui impose l’abito monastico. Passato in Calabria, insieme a lui fondò (884 circa) nella Valle delle Saline, vicino Seminara, il monastero che poi prese il suo nome. Il pericolo di intrusione saracene li costrinse a fuggire a Petrasso per poi tornare sull’Aspromonte, a S. Cristina; poi a Roma come pellegrini sulle tombe degli Apostoli, e presso le basiliche romane, accolti con stima dal papa Stefano V. Ritornarono in Calabria a Pentidattilo, quindi nuovamente nel monastero delle Salinas presso Seminara (900 – 901). Le grandi capacità profetiche e l'opera vastissima di evangelizzazione che Sant'Elia aveva svolto in tre continenti, estese la sua fama fino a Costantinopoli, tanto che  l’imperatore Leone VI il Sapiente lo chiamò alla sua corte come suo consigliere personale. S. Elia si ammalò e morì il 17 agosto 903 a Tessalonica.

S. Daniele, adempiendo le ultime volontà del Santo, trasporto il corpo nel monastero vicino a Seminara, dove fu accolto e scortato per chilometri da S. Elia lo Speleota, da una marea di monaci e popolo orante. S. Daniele governò il monastero fino alla morte che lo colse l’11 settembre 930.

Conosciamo la vita di San Filarete grazie a un solo manoscritto, del 1308 (Mess. Gr 29, ff. 3\14); ed è già un miracolo: di quasi tutti i santi ortodossi dell’Italia Meridionale – specie di quelli vissuti dopo l’invasione normanna – sono “sparite”, non tanto misteriosamente, Vite originarie, ufficiature, icone, reliquie, e spesso anche la stessa memoria. La Vita è opera d’un certo Nilo, monaco nello stesso Monastero in cui Filareto praticò la sua ascesi, ma che – nonostante quanto dichiari – non sembra aver conosciuto personalmente il santo.

In Sicilia, attorno al 1020, da genitori che si distinguevano per l’Ortodossia (ricorda l’agiografo), nacque un bambino che fu battezzato Filippo: si può credere in onore del santo ancor oggi tra i più venerati in Sicilia e nel resto della Grande Grecia, il misterioso Filippo il Cacciaspiriti di Agira – EN.

Egli era ormai passato dalla fanciullezza alla giovinezza, le sue guance cominciavano ad avere un po’ di lanugine, aveva diciotto anni quando reggeva il trono di Costantinopoli Michele [IV il Paflagone, 1034\41].

Dalla Regione di Demenna in Sicilia la famiglia di Filippo – tutti agricoltori – si spostò allora nella Regione delle Saline, il versante tirrenico della provincia di Reggio Calabria, venendo a stabilirsi a Sinopoli, un piccolo centro agricolo della fertile Piana di Gioia Tauro.

La Regione di Demenna, in cui Filippo era cresciuto, era ricca di centri monastici (primeggiava tra tutti il Monastero di San Filippo il Cacciaspiriti, in Agira – EN), molti dei quali pienamente attivi anche negli anni difficili delle scorrerie saracene, specialmente nella zona di Fragalà – Brolo (ME). A confronto, tuttavia, la Regione delle Saline era una sconfinata Tebaide: nonostante le barbare e secolari distruzioni – anche documentarie – operate dai franco-cattolici, si hanno prove certe dell’esistenza di almeno cento monasteri in un raggio di pochi chilometri. Il più famoso tra tutti era il Monastero Imperiale, fondato da sant’Elia di Enna (o il Nuovo), vicino Seminara: a questo s’indirizzò Filippo. 

Aveva 25 anni, il contadino siciliano, quando l’igùmeno del Monastero Imperiale di Sant’Elia il Nuovo, “il famoso Oreste”, mutandogli nome, lo chiamò Filareto e lo rivestì del santo ed angelico abito.

Filareto fu dapprima impegnato nell’allevamento dei buoi e dei cavalli del monastero, ma ben presto fu costretto ad abbandonare la solitudine dell’Aspromonte: i Normanni avevano invaso la Calabria, ponendo il loro Quartiere Generale proprio nella Regione delle Saline. 

Filareto lasciò la pace dei boschi e ritornò al Monastero, dedicandosi alle cure dell’orto e vivendo in una capanna. Giunto all’età di 56 anni – attorno al 1076 – Filareto, dopo una breve malattia, s’addormentò nel Signore. Fu seppellito con ogni onore, ma presto dimenticato: era solo un umile ortolano.

Trascorsi circa due anni, a una donna del circondario – cieca per encefalite – apparve...il divino e taumaturgo Elia che le dice: “Perché stai qui, inutilmente, a vegliare invano, e correndo grave pericolo? Alzati, e recati subito al sepolcro di san Filareto, dove avrai la guarigione degli occhi che tanto desideri”. Ella rimase sbigottita per la prodigiosa visione; ma non poteva sapere se fosse vero quello che il santo le aveva detto, poiché non le risultava che in quel luogo vi fosse alcun santo di nome Filareto. E siccome la visione non le apparve una sola volta, ma ben tre volte, e il comando che il santo le dava era sempre più perentorio e più chiaro, la donna … chiedeva a quelli che incontrava: “Si venera in questo luogo un santo di nome Filareto, a me sconosciuto, a voi forse notissimo?”. E quelli, colpiti dalla novità del nome, assicuravano di non conoscerlo affatto. E lei, disperata, si trovava in grandissima difficoltà a causa del mistero dell’apparizione, e non sapeva assolutamente che cosa potesse fare in proposito. Sul far dell’alba … la donna si rivolse ai monaci che erano riuniti in chiesa per innalzare, come al solito, gli inni mattutini e, stando in mezzo a loro, piangendo e lamentandosi, interrogava ciascuno di loro circa la sua vicenda e con grande pietà raccontava a tutti la visione che aveva avuto. E anche quelli, colpiti dalla novità del nome dicevano alla donna di non sapere di quale santo potesse trattarsi. Ma uno di loro, quello che aveva visto la luce divina sulla tomba, agitando le mani e il capo, esclamò: “Credete, padri! Il fratello Filareto, il giardiniere, è santo!”… E quella, guidata da quelli che conoscevano il posto, giunse al sepolcro del santo, prese un po’ della polvere che era sulla tomba e se la mise sugli occhi. Come sono grandi e meravigliose le tue opere, o Signore! Subito quel velo letale che li chiudeva come una pelle, fu del tutto strappato e lasciò le pupille della donna perfettamente sane, senza la più piccola traccia della malattia, e splendenti come prima del morbo.

Il clamore del fatto fu tale che accorsero altri malati, e si moltiplicarono i miracoli: nel volgere di pochi anni, il Monastero Imperiale delle Saline fu conosciuto come dei santi Elia e Filareto. L’umile e sconosciuto contadino era stato associato, nella devozione del popolo credente, al grande asceta ch’era stato intimo di patriarchi, ammiragli, vescovi, e dell’imperatore Leone VI.

Ultimo aggiornamento Domenica 21 Agosto 2011 19:52
 
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